Sono presenti 38 notizie nell'archivio
Tempesta su Marte
Pochi giorni fa una nuova tempesta di sabbia si è formata su Marte. La nube di polvere attualmente è concentrata nei pressi del bacino di
Hellas, un enorme cratere situato nell'emisfero sud del pianeta, ed è in rapida espansione. L'immagine seguente mostra l'evoluzione della tempesta dal 2 al 6 luglio; tutte le fotografie sono state riprese da
Donald Parker.
Un simile evento si è verificato due anni fa, e in breve tempo l'intero pianeta si è trovato sotto una forte tempesta di sabbia; in quella occasione la superficie di Marte rimase completamente nascosta ai nostri occhi per diversi mesi.
Sta per verificarsi la stessa cosa? Non è possibile saperlo, ma gli astronomi e gli astrofili di tutto il mondo sperano di no, dato che tra poche settimane Marte raggiungerà una delle
opposizioni più favorevoli degli ultimi decenni.
Approfondisci
Foto dalla ISS
Dal 28 Marzo scorso, ogni giorno viene pubblicata una fotografia scattata dagli astronauti presenti all'interno della ISS (International Space Station).
I temi scelti sono vari; vengono riprese aurore polari, fenomeni celesti, scene di vita quotidiana all'interno della Stazione Orbitante, e molto altro ancora. Il tutto è correlato da esaurienti spiegazioni (in lingua inglese purtroppo).
L'indirizzo per vedere la foto del giorno è:
http://science.nasa.gov/ppod/
Approfondisci (in inglese)
Chi scoprì Nettuno?
Documenti segreti, risalenti al 1840, mettono in discussione la scoperta di Nettuno da parte dell'astronomo Le Verrier.
Sembrerebbe che il giovane matematico John Couch Adams, abbia lavorato indipendentemente alle perturbazioni riscontrate nel moto di Urano e, un anno prima di Le Verrier, giunse alla conclusione che esisteva un altro pianeta, indicandone la posizione. L'istituzione inglese dell'astronomia non diede però peso alla scoperta; nel frattempo il francese Le Verrier continuava i suoi studi, e il 23 settembre 1846 individuò matematicamente la posizione di Nettuno; sarà poi Johann Galle, dell'Osservatorio di Berlino, a puntare il telescopio per la prima volta verso l'ottavo pianeta del Sistema Solare.
Tuttavia, secondo Nick Kollerstrom, Adams rimase estremamente vago, indicando la presenza di un pianeta in una porzione di cielo molto ampia; Le Verrier invece risultò subito preciso, tanto che all'osservatorio di Berlino impiegarono solo una mezz'ora ad individuare Nettuno.
Nonostante ciò, poco tempo dopo venne attribuito il merito della scoperta ad entrambi.
Approfondisci (in inglese)
Primo anno per Mars Odissey
Da poco più di un anno la sonda Mars Odissey sta orbitando attorno al Pianeta Rosso, trasmettendo a Terra una mole enorme di dati. In questo primo anno sono state scoperte considerevoli quantità di acqua nel suolo marziano, e zone dove l'acqua liquida non si fa vedere da moltissimo tempo. E' ora disponibile per gli scienziati una mappatura globale della composizione del suolo di Marte.
Approfondisci (in inglese)L'immagine del giorno dalla Mars Odissey
Addio Pioneer 10
Dopo anni di onorato servizio, la sonda Pioneer 10 ha smesso di inviare segnali. La causa risiederebbe nella carenza di risorse, che le impedirebbero di comunicare con la Terra.
Lanciata nel 1972, è stata la prima a raggiungere Giove e Saturno, fornendoci preziosi dati su di essi (oltre che splendide immagini). Fu il primo oggetto costruito dall'uomo ad oltrepassare l'orbita di Plutone (1983), e a lasciare quindi il Sistema Solare.
Nel 1997 vennero persi i contatti con il Pioneer 10, e fu decretata la fine della missione; tempo dopo però, la NASA iniziò a ricevere nuovamente i segnali, fino allo scorso 22 gennaio. Questo non vuol dire che la sonda si sia fermata; anzi, il Pioneer continuerà a camminare per sempre, fino a quando non impatterà con un corpo celeste (nello spazio non c'è attrito, e la velocità resta costante, anche senza propulsione). La meta è la stella Aldebaran (appartenente alla costellazione del Toro), che raggiungerà tra circa due milioni di anni.
Anche il Pioneer 11 ha smesso di inviarci segnali (sempre nel '97) e continua a vagare nello spazio, ma si trova 2 miliardi di Km più indietro rispetto al Pioneer 10.
Approfondisci (in inglese)
I perché del disastro
In queste ore ci si interroga sul perché sia avvenuto il disastro dello Shuttle Columbia; gli interrogativi sono molti, ma le risposte ancora poche.
Sulla maggior parte dei quotidiani e dei siti internet, le tesi più accreditate sono quelle del guasto tecnico e quella del problema avvenuto al momento del lancio, 17 giorni fa. In pochi però riportano la possibilità dell'errore in fase di rientro. Non ci dilunghiamo quindi sulle prime, già ampiamente trattate nei suddetti mezzi d'informazione, ma ci limiteremo per ora a spiegare quest'ultima tesi. Mentre entra nell'atmosfera terrestre, lo Shuttle deve essere inclinato di circa 40°, e un errore di +/- 5° risulterebbe fatale. Questo perché verrebbe meno la stabilità del volo e l'intera struttura sarebbe sottoposta a forze violentissime. Quindi per il forte attrito, la navicella inizierebbe a bruciare, spezzandosi in più parti ed esplodendo.
Ovviamente tutte quelle elencate sono solo ipotesi, che necessitano di analisi e di conferme. La verità si verrà a scoprire, forse, solo in futuro.
Le foto della tragedia