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Sezione Pillole di astronomia




 titolo pillola  La sonda SOHO25 Novembre 2002  



Da alcuni anni, ogni giorno una sonda spaziale osserva e fotografa il Sole, permettendo agli scienziati di studiare ogni piccolo avvenimento che avviene sulla nostra stella. Si tratta della SOHO (SOlar and eliospHeric Observatory), lanciata nel 1995 e tutt'ora in funzione. Grazie ad essa è stato possibile osservare tutti i fenomeni legati all'andamento ciclico del Sole; ogni 11 anni infatti, la sua attività aumenta in maniera sorprendente, con violente esplosioni che avvengono sulla sua cromosfera, oltre alla formazione delle famose macchie solari. Da qui la necessità di costruire una sonda in grado di osservare il tutto costantemente, in vista della massima attività del 2000.


Osservazioni 24 ore su 24
Nelle vicinanze dell'orbita terrestre vi sono 4 punti in cui, se per ipotesi si ponesse un qualsiasi oggetto, esso si muoverebbe alla stessa velocità del nostro pianeta su un'orbita parallela. Tali zone vengono definite "Punti di Lagrange" (dal nome dello scopritore). SOHO si trova su un'orbita posta tra la Terra e il Sole
Uno di essi si trova esattamente tra la Terra ed il Sole (figura a lato), ed è qui che si trova la sonda SOHO. In quella zona infatti, essa non viene mai coperta dal nostro pianeta, e può osservare il Sole 24 ore su 24.


La storia di SOHO
L'idea di costruire questa sonda venne lanciata nel 1984, ma la sua struttura venne definita solo nel 1991. Nata grazie ad accordi tra l'ESA e la NASA, venne lanciata grazie ad un vettore Atlas-IIAS nel '95. SOHO viene controllata dal Goddard Space Center della NASA, dove giungono i dati raccolti dalle sue strumentazioni per via del Deep Space Network. In caso di problemi di trasmissione, il computer di bordo può tenere in memoria i dati per 48 ore senza perderli.


La struttura
E' costituita da due moduli principali; quello di servizio costituisce la parte inferiore della sonda e provvede al rifornimento di energia, al controllo termico, al puntamento e alle comunicazioni con la Terra ed inoltre fa da supporto per i pannelli solari (da cui trae l'energia). Il secondo modulo invece provvede a stivare tutti gli strumenti scientifici.

Dati

Massa: 1610 Kg, più 240 di propellente
Lunghezza: 3,8 metri
Strumentazione: 650 kg per 12 esperimenti
Lancio: 2 dicembre 1995 con un razzo Atlas-IIAS (NASA)
Orbita: a circa 1,5 milioni di Km dalla Terra
Centro di controllo: NASA Goddard
Fonti di energia: celle solari

Il carico scientifico
GOLF e VIRGO sono due strumenti che provvedono a rilevare ininterrottamente le oscillazioni dell'intero disco solare, rispettivamente misurando la velocità e la radiazione emessa, permettendo di ottenere precise informazioni sulle zone di convezione del Sole.
MDI/SOI, SUMER, CDS, EIT, UVCS e LASCO costituiscono invece una combinazione di telescopi, spettrometri e coronografi che osservano l'atmosfera e la corona della nostra stella (rilevandone la temperatura, la densità e la sua composizione, catturando immagini ad altissima risoluzione). I primi tre studiano la parte interna della corona, gli altri due quella esterna. In particolare, i coronografi LASCO mostrano il rilascio da parte del Sole di miliardi di tonnellate di gas verso i pianeti del Sistema Solare, il quale può influire anche sulle caratteristiche dell'atmosfera terrestre.
CELIAS, COSTEP e ERNE analizzano direttamente nello spazio le caratteristiche delle particelle cariche del vento solare.
SWAN infine è preposto a realizzare una mappa della densità dell'idrogeno nell'eliosfera, sino ad una distanza di 10 diametri solari.




Fig. 1: Una sequenza di immagini ottenute con il coronografo LASCO C3; notate l'espulsione di materiale coronale ("Flare"). I gas e le particelle cariche scagliate nello spazio, possono determinare la formazione di spettacolari aurore polari.
Lo strumento si avvale di un disco che oscura il Sole ai sensori (il cerchio scuro che si nota al centro di ogni immagine), permettendo quindi la ripresa dell'atmosfera solare


Fig. 2: immagine ottenuta tramite lo strumento EIT 195, tesa ad evidenziare le zone interne della corona solare; la "macchia" luminosa coincide con la posizione di un grande gruppo di macchie solari



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